martedì 14 ottobre 2014

Il Credo (ovvero Preghiera in onore di Google)

Questo è il prodotto di un considerevole sforzo poetico per un ingegno che ha sempre sfiorato la sola superficie della rete, e dunque risente di una scarsa conoscenza di termini tecnici come ad esempio "netiquette". Ma si può sempre migliorare.


 Credo in un solo Google,
motore onnisciente e veggente
risorsa indispensabile del tribolato studente
e fedele compagno del devoto insegnante
che gli affida i suoi dubbi
e fede in lui ripone ardente.

Credo dunque in Google, gli domando
di liberarci da Bing e tutti gli altri
giacché non vogliono che trarci in inganno;
di allontanarci dalla tentazione
di sostituire Chrome con Internet Explorer.

Se mai ci saranno momenti di paura,
di blank:pages e dinosauri in miniatura
crederò in lui e continuerò a sperare

e mai perderò l'entusiasmo che mi porta
ogni giorno a controllare del suo doodle
l'aspetto: fatti dimenticati alla mente riporta!

E se non fosse per Gmail, come per Drive,
e per Maps e la ricerca Immagini adorata
noi poveri utenti che faremmo mai?
in questa landa informatica, immensa e inesplorata
più pericolosa della giungla più intricata?

Dobbiamo ringraziarlo ancora e ancora
ché ci sostiene sempre e ci consola
e ha pazienza persino coi manchevoli imbranati
che non posson lamentarsi poiché vengono
guidati e dai tanti pop-up ben informati.


lunedì 30 dicembre 2013

Ecco il mio regalo a Luca!

Un po' in ritardo ma pazienza, credo che mi perdonerà...




Sotto l'albero, come promesso, e con tanto di spiegazione: la tazza di brodo (che ci crediate o no, quello è davvero brodo) come dimora, o piscina privata, non so come sia meglio chiamarla in questi casi; il piccolo cactus come compagnia, secondo me chiacchierano quando sono distratta; infine, il terzo non è un vero e proprio regalo, ma lo condivido volentieri con Luca perché ammetto che ci si annoia un po' a stare qui... Leggere è sempre un bel modo di passare il tempo, penso proprio che I miserabili lo terranno 
occupato per un po'.  Per chi non si ricordasse chi è Luca e che cosa ha a che fare con noi (adesso l'avete fatto piangere, vergogna) questo è l'articolo che ho letto anch'io per rinfrescarmi la memoria. Auguri!

lunedì 4 novembre 2013

Umile poesia di scuse

Eccola qui, spero che soddisfi le aspettative. Anche se,
diceva Shakespeare,"expectation is the root of all heartache"
(ovvero, l'aspettativa è la radice di ogni tristezza).

Forse ho perso le parole
sono perse, non so dove
sto cercando di scusarmi
ma non so come iniziare.

Perché no? potrei anche dire

"chiedo venia" al professore
per non essere riuscita
a evitare la sbirciata,

dispersione d'attenzione

con malizia in buona fede
già scoperta e rivelata
nonché, spero, perdonata.

Meglio quindi metter fine

al mio vile tentativo
di scusarmi a non finire,
che non sia replicativo.

domenica 25 agosto 2013


For those who didn't know, this is an opalised Belemnite fossil 
from the Jurassic period, found in Coober Pedy, South Australia. 
Similar to the modern squid, the Belemnite is an extinct marine cephalopod. From its aragonite phragmacone would emerge arms equipped with small hooks for grabbing prey passing in the prehistoric waters.


Somebody - not me, of course, just somebody 
might notice it looks like a unicorne horn. Just saying.



(Source: malformalady.tumblr.com)

sabato 24 agosto 2013

Ecco la recensione del libro!

Titolo: Nove vite come i gatti (i miei primi novant'anni laici e ribelli)
Autore: Margherita Hack, Federico Taddia
Editore: BUR Rizzoli

Dato che avevo (come i miei compagni) la possibilità di scegliere qualcosa da leggere spulciando tra la fantascienza, le biografie di scienziati ed infiniti altri libri comunque affini alla materia, alla fine ho optato per l'interessante autobiografia di Margherita Hack, scomparsa lo scorso giugno a novantun'anni. Proprio la sua morte mi ha spinto a cercare di saperne di più sulla sua vita, su ciò che ha fatto per il progresso scientifico e sociale battendosi sempre in prima linea per gli ideali in cui credeva. La mia curiosità è stata ampiamente soddisfatta.

Con l'aiuto del giornalista Federico Taddia, l'astrofisica e intellettuale di fama mondiale ripercorre gli innumerevoli anni vissuti; a partire dall'infanzia, quando non era niente più che una bambina vivace e curiosa, senza particolari predisposizioni per lo studio né progetti per il futuro. Nata a Firenze nel 1922, si accorse ben presto di avere una famiglia fuori dal comune per quei tempi: suo padre, originario della Svizzera tedesca (questa la ragione del suo insolito cognome) era stato contabile, licenziato per non avere aderito al Partito Nazionale Fascista; era la madre a guadagnare i soldi necessari a vivere dignitosamente, lavorando al Museo degli Uffizi come miniaturista. Entrambi facevano parte della Società Teosofica Italiana: la teosofia, viene spiegato nel libro, è tutt'oggi un movimento filosofico-religioso che non prevede riti o cerimonie di culto, ma solamente il dogma del rispetto dovuto dall'uomo a tutti gli esseri viventi. Un fatto che ha per diretta conseguenza il vegetarianesimo, stile di vita di certo non in voga ai tempi. Margherita Hack seguì le orme dei genitori fin da piccola, imparando ad amare la natura, gli animali e la vita all'aria aperta più delle convenzioni sociali, del galateo, dell'abbigliamento curato e delle acconciature. Non si vergogna di ammettere di essersi sentita molto distante dai suoi compagni e di aver tentato di omologarsi a loro, prima di accettare ed imparare ad amare la sua unicità. Sorprende poi il fatto che non abbia subito scelto una facoltà scientifica, una volta arrivata all'università: il ramo letterario le sembrò infatti l'unica strada da percorrere, poiché da sempre era convinta di avere buone capacità di scrittura. Ma dopo una lezione soltanto si affrettò ad iscriversi alla facoltà di fisica e fu una decisione migliore della precedente, troppo affrettata ed influenzata dai pareri e dalle esperienze altrui. Insieme al racconto della sua carriera scolastica, culminata con una tesi di laurea che la porta ad avvicinarsi finalmente all'astronomia, la scienziata raccomanda ai lettori più giovani di scegliere con cura il proprio percorso accademico ma di farlo in totale autonomia, senza lasciare che qualcun altro si intrometta con le proprie ragioni - per quanto valide possano essere - sulla via per realizzare un sogno. L'astronomia fu dunque non solo la conclusione dei suoi studi in fisica, ma anche l'inizio della sua fortunata carriera, che si svolse viaggiando in lungo e in largo per l'Europa e per il mondo e collaborando con importanti astrofisici quali Carlo Abetti, Daniel Chalonge, Marcel Minnaert e Otto Struve, che ricorda uno ad uno con affetto e gratitudine. Non fece scoperte rivoluzionarie, ma furono comunque tanto importanti da essere divulgate attraverso riviste scientifiche prestigiose; e dopo aver fatto tutto questo, ottenne la cattedra di astronomia presso l'università di Trieste e trasformò l'osservatorio cittadino semisconosciuto in un centro di ricerca ora piuttosto celebre. La sua vita privata e da sempre condivisa con il marito Aldo, i successi sportivi insieme a quelli accademici, le battaglie per i diritti degli animali, il suo coinvolgimento politico e l'impegno a favore del progresso della comunità scientifica, la sua opinione schietta sul mondo che la circonda e su questioni d'attualità: tutto questo emerge dalle sue parole con uno stile semplice, quasi confidenziale, che rende scorrevole e immediato il racconto della sua vita anche nei punti che dovrebbero essere più complicati, quelli dove spiega il suo lavoro e le sue scoperte.

Ho cercato di immaginare la sua voce, dopo averla sentita parlare in qualche video su Youtube, con quell'accento toscano mai perduto. Ammetto che ormai è tardi per dirlo, e forse anche assai banale, però mi sarebbe davvero piaciuto conoscerla. Ho cercato di immaginarmela mentre scriveva e si raccontava con estrema semplicità: affermava di non curarsi del ricordo che avrebbe lasciato dopo la morte, ma sotto sotto intuisco che non le sarebbe dispiaciuto essere ricordata, affettuosamente, come una donna rara per l'epoca in cui era nata e per la nostra, con le idee ben chiare persino a novant'anni su temi che sono argomento di dibattito per la loro novità.

La novità spesso spaventa, ma Margherita Hack non ha mai avuto paura di portarla con sé.




martedì 4 giugno 2013

Non lo so, mi sembrava una bella cosa.











Struttura delle molecole contenute nel cibo che mangiamo ogni giorno, e causa dei loro aromi.

Nell'ordine troviamo: vanillina, alla quale dobbiamo odore e sapore caratteristici della vaniglia; fenilacetato di etile, o acido fenilacetico, nel miele; butirrato di benzile, dall'aroma fruttato, usato come plastificante; mentolo, balsamico; isoeugenolo, che si trova nella noce moscata; cinnamaldeide, utilizzata anche nella preparazione della Coca-cola; isoamile acetato (o acetato di isoamile), si trova nelle banane o nelle pere; antranilato di metile (o metil 2 aminibenzoato), nell'uva e nei fiori degli agrumi; anetolo, contribuisce all'aroma di aneto, anice e finocchio; acetato di ottile, tipico infine delle arance.

Fonte: kilikilipowers.tumblr.com